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Il concetto di se’ come ci vediamo

Vi capita mai di pensare: “Sono deluso di me: pensavo di riuscire a fare quella cosa, ma in realtà ho sprecato un’occasione”, “Vorrei essere più contento di me”, oppure: “Sono furente con me stesso: la più piccola critica mi distrugge”? E che ne dite di: “Sono insoddisfatto di me”, “Sono il peggior nemico di me stesso: continuo a mettermi i bastoni tra le ruote da solo”, oppure: “Vorrei riuscire a impormi di fare quella cosa (o di smettere di farla)”?

Vi siete mai chiesti come avete fatto a cacciarvi in questa sgradevole battaglia tra l’‘io’ e il ‘sé’, o come venirne fuori? Sapete che questa lotta non è necessaria, perché ci sono anche momenti in cui siete molto soddisfatti di voi stessi, delle vostre decisioni e azioni. Tanto i fallimenti quanto i successi spesso dipendono dalle convinzioni che abbiamo sul nostro conto, su quella che viene chiamata ‘identità’ o ‘concetto di sé’.

La nostra identità si è formata attraverso un processo piuttosto casuale di prove ed errori, in cui le varie esperienze, positive o negative, si sono in qualche modo affastellate, insieme a quello che ci è stato detto e insegnato dai genitori e da altre persone. Benché genitori e insegnanti siano animati dalle migliori intenzioni nel modellare il concetto di sé del bambino, il processo con cui questo si costruisce è piuttosto accidentale e affidato al caso.

Ciascuno di noi ha un suo modo di pensare se stesso: è quello che solitamente viene chiamato il proprio ‘sé’, la propria ‘immagine di sé’ o ‘identità’. ‘Immagine di sé’ è un’espressione leggermente fuorviante e restrittiva. Infatti nel concetto di sé sono incluse non soltanto immagini visive, ma anche percezioni auditive, come parole e suoni, sensazioni cenestesiche e, talvolta, perfino odori e sapori. ‘Identità’ è un termine molto antico, con un’amplissima gamma di possibili significati. La parola ‘sé’ non ha una valenza tanto vasta quanto ‘identità’, ma ha comunque una varietà piuttosto ricca di significati.

Il suo significato è precisamente ciò che intendo esplorare, vale a dire il concetto o l’idea che ciascuno ha di sé. A dire il vero, si dovrebbe parlare di ‘concetti di sé’, giacché ognuno di noi ha tante, tante idee su se stesso. Il buon funzionamento di un concetto di sé dipende solo in parte dal suo contenuto, da che cosa una persona pensa di sé, e molto di più da come lo pensa. Questo discorso può apparire vagamente misterioso, ma diverrà chiaro in seguito.

Il concetto di sé si basa quasi completamente sulla totalità delle esperienze personali immagazzinate nella memoria. Abbiamo un’immensa ricchezza di esperienze mnemoniche che riguardano noi stessi. C’è chi crede di ricordare tutto ciò che gli è accaduto, ma in realtà si tratta di un’impressione falsa, anche se tutti abbiamo anni e anni di ricordi. Non sono però tanto i ricordi di una persona quanto come questa li organizza e li pensa a costituire il fondamento del suo concetto di sé. Data una tela bianca e una certa serie di colori e di pennelli, è molto ampia la varietà dei quadri che un artista può dipingere: lo stesso vale per il sé che ciascuno costruisce a partire dalla propria storia personale.

Quando si pensa a se stessi, la prima cosa che si fa è una selezione tra il vastissimo ventaglio di esperienze vissute. Poiché non è possibile tenerle tutte presenti, si deve fare una cernita e, scegliendo alcuni aspetti, inevitabilmente se ne ignoreranno altri. Se una persona si considera intelligente, penserà alle volte in cui si è dimostrata tale e ignorerà quelle in cui ha frainteso e ha commesso un errore. Chi si ritiene stupido farà il contrario. Ciascuno di noi ha sperimentato momenti in cui è stato intelligente e altri in cui è stato stupido, per cui il suo attuale concetto di sé è solo uno dei tanti che avrebbe potuto creare in base alla ricchezza del proprio vissuto. Ciò significa che quando un concetto di sé non è più vantaggioso lo si può cambiare.

Il concetto di sé di una persona è una sorta di mappa che illustra chi essa sia. Al pari di ogni altra mappa, è sempre una versione semplificata del territorio che descrive e tale semplicità è esattamente ciò che la rende utile. L’unico modo per avere una mappa completa sarebbe riprodurre totalmente il territorio, particella per particella, atomo per atomo.

Nello stesso tempo, cercare il proprio sé ‘autentico’ è un po’ come cercare di decidere se la ‘vera’ mappa di una zona è quella topografica, quella della vegetazione o quella stradale. Sono tutte mappe vere nella misura in cui offrono informazioni utili. Quello che occorre a una data persona è ciò che le serve a realizzare i suoi valori, ciò che per lei è importante, ossia divertente, interessante, piacevole, eccetera. Questo discorso indica uno dei motivi per cui è utile pensare alla ricerca del proprio ‘vero sé’: sviluppare un concetto di sé che sia autentico relativamente a ciò che è importante per la persona e che sostenga efficacemente gli obiettivi che si pone nella vita.

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