Il cervello umano è un organo incredibilmente plastico, cioè è in grado di modificare la propria struttura (volume, connessioni…) in risposta agli alle esperienze che facciamo nell’ambiente e alle azioni che compiamo ogni giorno, secondo un processo chiamato “plasticità attività-dipendente”. Quindi, più ci muoviamo nell’ambiente e interagiamo con esso, più il nostro cervello si modifica al fine di renderci in grado di affrontare in modo ottimale le nuove sfide che da esso derivano. Cosa succederebbe se l’ambiente possedesse delle caratteristiche che facilitano questo processo di riorganizzazione che avviene nel cervello? È il caso del contatto con la natura, ritenuto da sempre fonte di benefici sia per la mente che per il corpo. Secondo la teoria della Biofilia (Kellert e Wilson, 1993), tutti noi abbiamo una tendenza innata a percepire una connessione con l’ambiente naturale poiché la natura è qualcosa cui l’uomo è stato esposto costantemente nel corso dell’evoluzione (Kerr et al., 2012; McMahan & Estes, 2015).
Gli effetti della natura sulle funzioni del cervello
Passare del tempo a contatto con la natura, camminando o svolgendo altre attività all’aperto, ha effetti benefici su una vasta gamma di abilità cognitive. Molti studi hanno dimostrato che anche brevi sessioni da 30 minuti due o tre volte alla settimana migliorano la memoria prospettica, la memoria di lavoro e l’attenzione. Incentivano inoltre la creatività e il pensiero flessibile. Questo perché il tempo speso in natura aumenta lo spessore e il volume della materia grigia, soprattutto nella corteccia prefrontale – legata, appunto, a funzioni quali il ragionamento, la flessibilità e l’intuizione (Kühn et al., 2022; Sudimac & Kühn, 2024) – e nella corteccia parietale, legata all’attenzione. Diversi studi hanno mostrato come il crescere in un ambiente rurale, ma anche il contatto con la natura a qualunque età e di qualunque durata, aumentino il volume dell’ippocampo (Kühn et al., 2022; Sudimac & Kühn, 2024). L’ippocampo è la struttura che più di tutte si modifica e si riorganizza in seguito alle esperienze nell’ambiente ed è associato alla memoria. I tipi di memoria che maggiormente subiscono i benefici dell’esposizione alla natura sono quella prospettica, cioè la capacità di tenere a mente un’azione da svolgere nell’immediato futuro, e la memoria di lavoro, cioè la capacità di ricordare delle informazioni e di manipolarle (quest’ultima più associata alle abilità di ragionamento e quindi alla corteccia prefrontale). Inoltre, il contatto con la natura sembrerebbe anche proteggere dal rischio di demenza e rallentare il declino fisiologico delle capacità cognitive nell’invecchiamento (Ramanpong et al., 2025), dal momento che va a migliorare proprio quelle abilità che più frequentemente sono compromesse durante la terza fase della vita (memoria, attenzione, ragionamento).
Gli effetti della natura sulla regolazione emotiva
L’impatto dell’esposizione ad un ambiente naturale è ancora maggiore se si osservano gli effetti che questo può avere sul piano della regolazione emotiva. Una passeggiata in un’area verde, ma anche la semplice osservazione di fotografie che ritraggono paesaggi naturali, riducono i livelli corporei di cortisolo, ormone associato allo stress. Il contatto con la natura riduce anche l’attivazione dell’amigdala, una struttura coinvolta nella risposta allo stress, nell’ansia e in emozioni come la paura. L’aumento di volume dell’ippocampo prima menzionato migliora anche la capacità di inibire i comportamenti di risposta allo stress come, ad esempio, la ruminazione, una modalità di pensiero autoreferenziale negativo che si associa spesso con la depressione (Sudimac & Kühn, 2024). Secondo alcune fonti (Wang et al., 2024), passare del tempo in natura aiuterebbe anche nella regolazione della rabbia e in generale produrrebbe una maggiore stabilità emotiva. In sintesi, il contatto con la natura porta a riduzione dello stress (forest bathing – Li, 2018, Miyazaki, 2018; Antonelli et al., 2019), riduzione dei sintomi ansiosi (riduzione dell’attivazione dell’amigdala e aumento delle onde cerebrali theta, associate al rilassamento profondo) e depressivi. Sulle emozioni positive il contatto con la natura ha un effetto ancora maggiore: aumenta sensazioni quali gioia, vitalità, soddisfazione, gratitudine e speranza, contribuendo a produrre uno stato di benessere generale (Hicks, s.d.).
Come si spiegano gli effetti della natura su cognizione ed emozione?
Secondo la Teoria della Biofilia (Kellert e Wilson, 1993), la natura è qualcosa cui l’uomo è stato esposto da sempre nel corso della sua evoluzione; quindi, ha una preferenza automatica per elaborare gli stimoli naturali piuttosto che quelli artificiali. Questo avviene poiché la natura contiene risorse considerate evolutivamente utili (acqua, cibo…), le quali attivano il comportamento di esplorazione dell’ambiente e dunque un conseguente senso di gratificazione e benessere anche alla sola anticipazione mentale del raggiungimento di uno scopo che è insito nella natura umana, cioè la sopravvivenza. Queste sono le caratteristiche che rendono l’ambiente naturale in grado di produrre effetti positivi sul cervello umano e sul benessere generale (Wang et al., 2024; Ramanpong et al., 2025).
Secondo altri approcci teorici più moderni, l’efficacia ristorativa dell’ambiente naturale dipende da un ricco mix di caratteristiche uniche che esso possiede. Esso è tipicamente non minaccioso, fornisce un senso di lontananza e distacco dalla frenesia della vita quotidiana, è ampio e consente una visuale chiara. Questi aspetti sono noti per ridurre fisiologicamente lo stress (Ulrich et al., 1991). Inoltre, le sue caratteristiche sono semplici, con poca densità di dettagli, colori omogenei (principalmente verde, azzurro e marrone), quindi elaborabili con poco sforzo dalla mente umana.
Secondo la teoria della ristorazione dell’attenzione (Kaplan, 1995), qualunque ambiente che richiede un basso impiego di risorse cognitive è ristorativo (McMahan & Estes, 2015; Ohly et al., 2016). In sintesi, quindi, l’ambiente semplice, caratterizzato da acqua e vegetazione, permette non solo di integrare i vari sensi, ma anche di elaborare le informazioni in esso presenti con un minore sforzo, lasciando maggiore spazio e risorse per abilità cognitive più complesse come la creatività (Zhang et al., 2023).
Take-home messages
L’effetto del contatto con la natura sembra non essere lo stesso in tutti gli individui. Cosa possiamo fare, quindi, per massimizzare questi benefici? Alcune abitudini personali possono fare la differenza. Lo stile di vita in generale (dieta mediterranea, sonno e attività fisica regolari, presenza di una buona rete sociale, non abitudine al fumo e al consumo di alcol) è il primo fattore in grado di potenziare oppure limitare gli effetti benefici della natura sul funzionamento del cervello e sullo stato emotivo. Anche alcune caratteristiche dell’ambiente come il livello di inquinamento dell’aria hanno un impatto rilevante (Shang et al., 2024). Vivere in città caratterizzate da alto inquinamento atmosferico e bassa presenza di spazi verdi in grado di ristorare i livelli di ossigeno essenziali può rappresentare una ulteriore sfida per la salute, sia cognitiva che emotiva. Per questo motivo, sono in crescita progetti di promozione del contatto con la natura come il forest bathing (Ramanpong et al., 2025; Ekinci, 2025), un’esperienza immersiva nella natura incontaminata che coinvolge tutti e cinque i sensi e prevede passeggiate e altre attività, in solitaria oppure guidate in gruppo. Un’altra attività in grado di promuovere il senso di connessione con la natura è l’orticultura, che migliora anche le abilità di cura. Infine, per i più impegnati, anche la semplice visione di immagini di paesaggi naturali può avere molteplici effetti positivi.
BIBLIOGRAFIA
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