Torna indietro

Il ruolo delle esperienze in natura nella patologia cognitiva

Nel mondo, oltre 55 milioni di persone convivono con i sintomi della demenza. Nei paesi sviluppati, il 5-10% degli over 65 è affetto da demenza, e questo numero è in costante crescita (Collins et al., 2023). La demenza è una patologia cerebrale che porta alla perdita di numerose abilità cognitive. Di solito le prime ad essere interessate sono la memoria e l’orientamento, ma le difficoltà si presentano anche nel ragionamento, nell’inibizione degli impulsi, nella pianificazione del comportamento, nella comprensione linguistica (Baek et al., 2022; Borella et al., 2023). Spesso la demenza si accompagna a sintomi come depressione o apatia e alla perdita dell’autonomia, e ciò può rappresentare una sfida nonché essere fonte di grande stress per la famiglia nella quale l’individuo è inserito. Esistono varie tipologie di demenza (fronto-temporale, vascolare, corpi di Lewy). Una delle più diffuse è sicuramente la demenza da Alzheimer: in Italia, essa è presente nel 4-6% della popolazione sopra i 65 anni (dati ISS – Istituto Superiore di Sanità). Esistono poi dei casi in cui sono presenti alcune difficoltà nell’elaborare le informazioni o nel ricordare le cose ma queste non compromettono l’autonomia e il funzionamento dell’individuo nel quotidiano: è il caso di una condizione detta Mild Cognitive Impairment (MCI) (Aarsland et al., 2009). Chi convive con questa condizione può avere difficoltà – principalmente di memoria e ragionamento – maggiori di quelle che si presentano nell’invecchiamento fisiologico ma che non soddisfano ancora i criteri per una diagnosi di demenza (Petersen et al., 2001). Lo studio delle modalità di gestione delle patologie che interessano il cervello nell’invecchiamento è in costante crescita. Ad oggi sono state individuate numerose strategie per rallentare il declino cognitivo: una di queste è l’esposizione agli ambienti naturali. Come visto anche nei modelli animali, l’ambiente arricchito – un ambiente, cioè, ricco di stimolazioni multisensoriali, cognitive e sociali – è in grado di ritardare la progressione neurodegenerativa della malattia e l’insorgenza di molti deficit cognitivi, come quelli di memoria (Berardi et al., 2007). Questo effetto sembra verificarsi anche nell’uomo quando è esposto ad ambienti naturali con specifiche caratteristiche, con un abbassamento del rischio di demenza se è presente uno spazio verde sul luogo di lavoro (Then et al., 2013) e un miglioramento dei sintomi in coloro che sono già affetti dalla malattia (Bourdon & Belmin, 2021).

I benefici della natura nell’invecchiamento patologico

Il contatto con la natura negli individui con demenza produce effetti positivi sul piano emotivo, con riduzione dei livelli di stress e ansia e dei sintomi depressivi, aumento dell’autostima e riduzione dell’agitazione psico-comportamentale e dell’aggressività, che permette anche di migliorare la qualità del sonno. In pazienti con demenza che praticano una leggera attività fisica all’aperto, inoltre, sembra che il cervello si deteriori più lentamente, con miglioramenti nella creatività, nella memoria e nell’orientamento (Borella et al., 2023), nella coordinazione e nelle abilità motorie in generale, con una riduzione del rischio di cadute (Whear et al., 2014; Murroni et al., 2021). L’orticultura è una interessante pratica dai molteplici effetti benefici sugli individui con demenza: la possibilità di ottenere dei risultati concreti e tangibili alla fine della propria attività (ad esempio, veder crescere la propria pianta, vederla fiorire e dare i suoi frutti) aumenta il senso di autoefficacia, di appartenenza e di controllo sull’ambiente. L’idea di avere uno scopo, inoltre, migliora l’umore (Borella et al., 2023).

Quali caratteristiche deve avere l’ambiente naturale per poter essere “arricchente”?

Alcune strutture residenziali hanno sviluppato dei giardini specifici per la demenza. In una casa di cura francese sono stati studiati gli effetti di due diverse tipologie di giardini: quelli sensoriali e quelli arricchiti (Bourdon & Belmin, 2021). I giardini sensoriali sono giardini in grado di stimolare tutti i sensi, contenenti una vasta gamma di elementi visivi, uditivi, olfattivi, tattili. I giardini arricchiti, invece, sono suddivisi in diverse aree adibite a specifici scopi: ciascuna di queste contiene elementi in grado di stimolare differenti abilità del cervello (specchi che riflettono luci colorate, tele per la pittura, corde di vimini da intrecciare, ostacoli da aggirare, strumenti musicali…). L’esplorazione dell’ambiente è lasciata all’intuizione dell’anziano. Questa seconda tipologia rappresenta un modo efficace di combinare gli interventi basati sulla natura con la stimolazione delle abilità cognitive più compromesse nella demenza, favorendo l’indipendenza. Altre esperienze in natura possono essere svolte sotto la guida di un esperto, il quale propone attività di orientamento spazio-temporale oppure di potenziamento della memoria sollecitando l’utilizzo degli indizi che si possono trovare nell’ambiente (Borella et al., 2023). Aspetto fondamentale è rendere l’anziano attivo nella partecipazione a queste attività, sebbene anche esperienze meno coinvolgenti come la visione di fotografie che ritraggono paesaggi naturali o una semplice passeggiata in uno spazio verde possano dare i loro frutti, contribuendo in maniera soddisfacente al rilascio dello stress e al miglioramento del tono dell’umore (Whear et al., 2014).

Dunque, perché queste soluzioni funzionano? Dal punto di vista psicologico, gli ambienti naturali così strutturati stimolano multisensorialmente e globalmente la persona con demenza. Essi sono semplici e contengono tipicamente poche caratteristiche, ragion per cui sono elaborabili facilmente da un cervello affaticato e permettono di orientare le proprie risorse verso scopi più interni come, ad esempio, la possibilità di abbandonarsi al ricordo di eventi autobiografici senza distrazioni esterne. L’ambiente naturale, quindi, restituisce una sensazione di familiarità e sicurezza favorendo l’introspezione e il recupero di memorie piacevoli (Whear et al., 2014; Goto et al., 2018; Borella et al., 2023). Anche le neuroscienze vengono in aiuto nello spiegare le potenzialità benefiche del contatto con la natura: queste sono da ricollegare alle capacità plastiche del cervello umano. A tal proposito, gli esperti hanno introdotto il concetto di riserva cognitiva: essa è definita come «l’abilità di ottimizzare o massimizzare la prestazione cognitiva attraverso il reclutamento di differenti circuiti cerebrali e strategie cognitive alternative» (Stern, 2002). In poche parole, la riserva cognitiva indica il grado di flessibilità ed efficienza della mente di un individuo, cioè la sua capacità di riorganizzarsi quando il cervello subisce un danno trovando vie alternative per continuare a funzionare in modo soddisfacente. La riserva cognitiva può essere accresciuta attraverso l’istruzione, l’attività lavorativa e, in generale, attraverso qualunque esperienza cognitivamente stimolante vissuta nel corso della propria vita (Stern et al., 2020). Vi sono prove crescenti del fatto che il contatto con la natura rientri in queste esperienze (Bourdon & Belmin, 2021; Borella et al., 2023).
Chi possiede una elevata riserva cognitiva, quindi, si dimostra in grado di compensare meglio i problemi che conseguono a un cervello lesionato (Stern et al., 2020). Questo ha tre principali conseguenze: consente di mantenere un buon funzionamento cognitivo più a lungo, di rallentare la progressione di una eventuale malattia neurodegenerativa e, quindi, di subire i sintomi più tardivamente.

BIBLIOGRAFIA

Aarsland, D., Brønnick, K., Larsen, J. P., Tysnes, O. B., Alves, G., & Norwegian ParkWest Study Group (2009). Cognitive impairment in incident, untreated Parkinson disease: the Norwegian ParkWest study. Neurology, 72(13), 1121–1126. https://doi.org/10.1212/01.wnl.0000338632.00552.cb

Baek, J.-E., Jung, J.-H., Shin, H.-J., Kim, S.-H., Sung, S.-Y., Park, S.-J., Hahm, S.-C., Cho, H.-Y., & Lee, M.-G. (2022). Effects of Forest Healing Anti-Aging Program on Psychological, Physiological, and Physical Health of Older People with Mild Cognitive Impairment. International Journal of Environmental Research and Public Health, 19(8), 4863. https://doi.org/10.3390/ijerph19084863

Berardi N, Braschi C, Capsoni S, Cattaneo A, Maffei L. (2007). Environmental enrichment delays the onset of memory deficits and reduces neuropathological hallmarks in a mouse model of Alzheimer-like neurodegeneration. J Alzheimer’s Dis.; 11(3):359–70.

Borella, E., Melendugno, A., Meneghetti, C., Murroni, V., Carbone, E., Goldin, G., Cavalli, R., Basso, A., & Pazzaglia, F. (2023). Effects of an outdoor horticultural activities program on cognitive and behavioral functioning, mood, and perceived quality of life in people with dementia: A pilot study. Frontiers in Psychology, 14, 1182136. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2023.1182136

Bourdon, E., & Belmin, J. (2021). Enriched gardens improve cognition and independence of nursing home residents with dementia: A pilot controlled trial. Alzheimer’s Research & Therapy, 13(1), 116. https://doi.org/10.1186/s13195-021-00849-w

Collins, R., Owen, S., Opdebeeck, C., Ledingham, K., Connell, J., Quinn, C., Page, S., & Clare, L. (2023). Provision of Outdoor Nature-Based Activity for Older People with Cognitive Impairment: A Scoping Review from the ENLIVEN Project. Health & Social Care in the Community, 2023, 1–23. https://doi.org/10.1155/2023/4574072

Goto, S., Shen, X., Sun, M., Hamano, Y., & Herrup, K. (2018). The Positive Effects of Viewing Gardens for Persons with Dementia. Journal of Alzheimer’s Disease, 66(4), 1705–1720. https://doi.org/10.3233/JAD-170510

Istituto Superiore di Sanità (https://www.iss.it)

Murroni, V., Cavalli, R., Basso, A., Borella, E., Meneghetti, C., Melendugno, A., & Pazzaglia, F. (2021). Effectiveness of Therapeutic Gardens for People with Dementia: A Systematic Review. International Journal of Environmental Research and Public Health, 18(18), 9595. https://doi.org/10.3390/ijerph18189595

Petersen, R. C., Doody, R., Kurz, A., Mohs, R. C., Morris, J. C., Rabins, P. V., Ritchie, K., Rossor, M., Thal, L., & Winblad, B. (2001). Current concepts in mild cognitive impairment. Archives of neurology, 58(12), 1985–1992. https://doi.org/10.1001/archneur.58.12.1985

Sabattini, F., Il cervello Gentile. Venti lezioni sulla meraviglia e la cura in natura, (2025) ed. Bookness

Stern, Y. (2002). What is cognitive reserve? Theory and research application of the reserve concept. Journal of the International Neuropsychological Society, 8(3), 448-460. https://doi:10.1017/S1355617702813248

Stern, Y., Arenaza-Urquijo, E. M., Bartrés-Faz, D., Belleville, S., Cantilon, M., Chetelat, G., Ewers, M., Franzmeier, N., Kempermann, G., Kremen, W. S., Okonkwo, O., Scarmeas, N., Soldan, A., Udeh Momoh, C., Valenzuela, M., Vemuri, P., Vuoksimaa, E., & the Reserve, Resilience and Protective Factors PIA Empirical Definitions and Conceptual Frameworks Workgroup (2020). Whitepaper: Defining and investigating cognitive reserve, brain reserve, and brain maintenance. Alzheimer’s & dementia: the journal of the Alzheimer’s Association, 16(9), 1305–1311. https://doi.org/10.1016/j.jalz.2018.07.219

Then FS, Luppa M, Schroeter ML, König H-H, Angermeyer MC, Riedel-Heller SG. (2013). Enriched environment at work and the incidence of dementia: results of the Leipzig Longitudinal Study of the Aged (LEILA 75+). Plos One; 8(7). https://doi.org/10.1371/journal.pone.0070906

Whear, R., Coon, J. T., Bethel, A., Abbott, R., Stein, K., & Garside, R. (2014). What Is the Impact of Using Outdoor Spaces Such as Gardens on the Physical and Mental Well-Being of Those With Dementia? A Systematic Review of Quantitative and Qualitative Evidence. Journal of the American Medical Directors Association, 15(10), 697–705. https://doi.org/10.1016/j.jamda.2014.05.013

Torna in alto